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San Vito Romano: il ritmo dei campi e la voce dei falò

17 ottobre 2026 · Vito Rossi

Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2026

San Vito Romano: il ritmo dei campi e la voce dei falò

Come nasce un’idea: tra arte, terra e memoria

Ci sono mattine in cui affacciarsi dal balcone di casa a San Vito Romano non è semplicemente guardare un panorama, ma assistere a un rituale antico. Nelle prime ore del mattino, quando l’aria è fredda e limpida, la Valle del Sacco si popola di sottili colonne di fumo bianco e grigio ceruleo. Sono i nostri contadini che, oggi come un tempo, accendono i piccoli fuochi per bruciare le frasche degli ulivi e i sarmenti delle vigne dopo la potatura.

L’ispirazione per questo progetto fotografico e poetico nasce da un cortocircuito di suggestioni. Ho voluto legare idealmente la maestosità e la sacralità dei celebri “Fuochi del Basento” — grandi eventi in cui la luce sposa l’arte e la musica lirica — con l’incredibile scenografia spontanea delle nostre campagne. Anche i nostri falò agricoli hanno una loro musica: il crepitio secco delle foglie e del legno d’ulivo, lo schiocco dei tralci di vite, e quel sapore antropologico fatto di motti di spirito e risate tra i filari, come quando il vento gira all’improvviso e qualcuno esclama: “Il fumo va in faccia ai belli!”.

Questo lavoro è un omaggio alla nostra terra, ai gesti immutati del lavoro nei campi e alla memoria storica di San Vito Romano e paesi limitrofi come Bellegra ed Olevano Romano. Un tentativo di catturare la poesia visiva di quel fumo che unisce la terra al cielo, prima che il fuoco si plachi e la cenere torni a nutrire il suolo per una nuova rinascita.

Il respiro della valle

Sorge la luce, fredda e cristallina,
sui tetti argillosi di San Vito,
mentre la nebbia indugia sulla spina
di un tempo antico, che non è finito.

Dai terrazzamenti scuri, tra i filari,
sale un respiro bianco, lento e lieve:
sono i fuochi dei campi, i vecchi altari
dove il sarmento si fa fumo e neve.

Frasche d’ulivo spose della vampa,
scoppiettano canzoni di stagioni andate,
un acre odore di potatura campa
nell’aria tersa delle valli amate.

E da questa finestra che s’affaccia,
lontano dal frastuono e dalla fretta,
la terra scrive al cielo la sua traccia,
mentre la Valle del Sacco si fa vetta.

È un’opera lirica senza spartito,
un ponte di scintille e di memoria:
brucia il passato, il cerchio è ripartito,
la cenere che cade è la nostra storia.

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Le immagini sono ricostruzioni create con l’intelligenza artificiale.