Leggende
Ogni paese ha una storia scritta e una storia raccontata. La seconda non sta nei libri: vive nella voce dei nonni, nelle sere davanti al camino, nei nomi dati a un vicolo, a una fontana, a un masso lungo la strada. Le leggende di San Vito Romano sono fatte così: streghe che di notte diventano gatte, creature che fanno dispetti a chi va a prendere l'acqua, briganti, sempliciotti fortunati e figure che sembrano uscite da una fiaba.
Non importa quanto ci sia di vero. La loro bellezza sta nel modo in cui un'intera comunità ha saputo guardare i propri luoghi con meraviglia, e nel filo che ancora oggi lega chi le ascolta a chi le raccontava. Leggerle è un modo per conoscere il paese da dentro, e per continuare a tramandarle.
Le leggende raccolte in questa pagina sono scritte da Marco Maccaroni.

L'uccello grifone
Il re malato, la penna dell'uccello grifone che poteva salvarlo e il figlio più giovane che non tornò mai: finché un osso trovato nel bosco non cominciò a cantare la verità.

La leggenda della micia e Scucchia
La vecchia che di giorno era una strega e di notte si trasformava in gatta, per origliare davanti ai camini e spargere per il paese i fatti delle famiglie.

La Scifella
La creatura nera e alata che abitava giù al Canale, faceva dispetti alle paesane che andavano a lavare i panni e a prendere l'acqua, finché una sera i paesani non le diedero una lezione.

La leggenda di Ciunna
La paesana che abitava in cima al Borgo, con le foglie di granturco tra i capelli e un occhio di vetro, e che camminando per il paese sembrava una fata, circondata dai passeri.

Tobia, il brigante dei due massi
La leggenda del brigante che di giorno si nascondeva sotto due grandi massi tra la collina e il borgo, e di notte usciva a rubare galline, verdure e frutta.

La storia di Pecciu Mattu
Il racconto popolare del ragazzo sempliciotto che, mandato al mercato a vendere il miele, lo "vendette" a una statua, e tornò a casa con un sacco di soldi.