È una di quelle storie che le nonne raccontavano ai nipoti davanti al camino: “Oggi vi racconterò la storia di Pecciu Mattu”.
“Tanti anni fa, ci stea na madre che tenea un figliu semplicíotto che se chiamea Pecciu.” Siccome non aveva tutte le rotelle a posto, in paese per tutti era Pecciu Mattu. Per fargli guadagnare qualche soldo, la madre lo mandava al mercato a vendere il miele, o mèle.
Il miele venduto alla statua
Una mattina Pecciu arriva al mercato e comincia a gridare: “Chi vone o mèle, mmè?”. Da ogni parte le donne rispondono “Eo! Eo! Eo!”, e lui, innervosito da tutti quegli strilli, sbotta: “Lo dongo a chi fa minu parole!”, lo do a chi parla di meno.
Chi parla meno di tutti, in piazza, è la statua. Così Pecciu le va incontro e le appende il miele: “Ecco, lo dongo a ti!”.
“E gli sordi?”
Tornato a casa, la madre gli chiede: “L’hai vennutu tuttu o mèle?”. “Sì, Ma’!”. “E gli sordi?”. “I sordi ’nmigl’ha dati!”.
A quel punto la madre comincia a strillare come un’ossessa, e giù botte. “Basta, Maaaa! Zitta, migli vaglio a fa da’!”, promette Pecciu. Ma lei lo mette alla porta: “Nn’areveni senza sordi!”.
Pecciu torna allora dalla statua e le fa i conti: “O mèle tigl’hai pigliatu, mo me dai i sordi, sennò madrema non me fa arerentrà a casa! Hai capitu? Voglio i sordi! Allora, migli dai i sordi?”. La statua, naturalmente, non risponde.
Il tesoro nascosto
Esasperato, Pecciu prende un sasso e glielo scaglia contro: la statua si rompe, e dal suo interno cominciano a cadere sacchi pieni di monete. “Se rompe a statua e comenzeno a cascà nzacchi e sordi!”.
Soddisfatto, Pecciu raccoglie i sacchi e li porta tutto contento alla madre, che incredula, “pe la prima vota in vita sea, aremase senza parole”: per la prima volta in vita sua, rimase senza parole.
