“A Scifella stea abballe agliu Canale.” La Scifella, una creatura nera con le ali, stava giù al Canale, dove le donne del paese andavano a lavare i panni. E le paesane, quando ci andavano, avevano paura: si portavano sempre un bastone nascosto dentro la bagnarola, la tinozza dei panni, e si mettevano in tasca alla parnanza, il grembiule, anche qualche sasso da tirare, perché mentre lavavano, dall’acqua “veneno assopre pure e garafole”.
I dispetti della Scifella
La storia della Scifella mette ancora paura. Tante volte le paesane ritrovavano le lenzuola tutte attorcigliate dentro la bagnarola, e la corroglia, il cercine di stoffa per portare i pesi sulla testa, sciolta “comme na’ fiétta e agli”.
La Scifella era ’mpunita, dispettosa, e faceva i dispetti a tutti quanti. Ne sanno qualcosa le paesane che andavano a prendere l’acqua alle cannelle, le fontanelle: gli rompeva i boccioni e non ne lasciava correre una. E se si accorgeva che avevano paura, gli fregava pure o cetratu: “’nne ficea sarva una”, non ne risparmiava nessuna.
La sera dei cocomeri
Una volta i paesani, giù al Canale, si portarono pure i cucummeri, i cocomeri. Una sera la Scifella ne volle una fetta, ma i paesani la aspettavano con torce e bastoni: “piglià na scallata e botte ché ancora nsarefredda”, si prese una scottata e tante di quelle botte che ancora non si è raffreddata.
