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L'incastellamento e la struttura del borgo (XVII secolo)

Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2026

San Vito Romano si sviluppò attorno al nucleo fortificato del castello, estendendosi progressivamente sui rilievi circostanti, tra cui Monte San Vito, il Colle di Compigliano, la Torricella e Le Cese.

Il nucleo più antico, che gli abitanti chiamano ancora “nnabballe” (“giù in basso”), si trova ai piedi del castello e conserva, tra affioramenti di arenaria e caratteristiche logge, numerosi elementi dell’antico borgo medievale.

A partire dal Seicento, l’abitato si espanse oltre i limiti del nucleo originario. Il nuovo quartiere, chiamato dagli abitanti “nnammonte” (“su in alto”), si sviluppò soprattutto con la realizzazione del Borgo Mario, promosso dal cardinale Mario Theodoli. Il nuovo asse urbano consentì di ampliare il paese oltre la rupe sulla quale si era concentrato il borgo medievale e modificò profondamente la struttura dell’abitato.

Un’iscrizione ancora visibile in piazza Augusto Baccelli, datata 1649, celebra l’opera del cardinale Mario Theodoli con queste parole:

«Il Cardinale Mario Theodoli uguagliò l’asprezza dei monti, aprì le vie, abbattuti i colli li trasformò in case, vi eresse un tempio al divino dissipatore della peste. Anno del Signore 1649».

L’iscrizione rappresenta una testimonianza particolarmente significativa della grande trasformazione urbanistica che interessò San Vito Romano nel corso del Seicento: dalla compattezza del borgo medievale raccolto attorno al castello alla progressiva espansione dell’abitato verso le zone più elevate.

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