Poco fuori dal centro abitato di Genazzano, immerso nel verde della valle sottostante il castello Colonna, sorge il Ninfeo di Bramante, uno dei tesori architettonici meno conosciuti dei Prenestini. Fu commissionato all’inizio del Cinquecento dalla famiglia Colonna, signori di Genazzano, all’architetto Donato Bramante, tra i massimi protagonisti del Rinascimento romano.
Concepito come un padiglione estivo dove ritrovarsi al fresco e assistere a spettacoli teatrali, il ninfeo unisce echi della classicità romana - la Basilica di Massenzio e i frigidari delle terme imperiali furono tra i suoi modelli - alle aspirazioni del classicismo rinascimentale. La facciata, scandita da tre arcate rivolte verso la valle, introduce a un ambiente coperto da volte a crociera, le cui pareti sono arricchite da nicchie circolari e rettangolari.
L’opera non venne però mai completata: le vicende politiche e familiari della famiglia Colonna ne interruppero i lavori, e l’edificio fu adibito a rimessa per il bestiame fino al Settecento. Il terremoto del 1703 aggravò ulteriormente le sue condizioni, causando il cedimento del pilastro settentrionale e il crollo di parte delle volte. Solo alla fine dell’Ottocento lo studioso Giuseppe Tomassetti ne riconobbe il valore, identificandolo come opera rinascimentale attribuibile al Bramante.
Oggi il Ninfeo, pur nel suo stato di suggestivo rudere, è entrato a far parte del progetto “I Luoghi del Cuore” del FAI ed è visitabile, restando una delle testimonianze più originali dell’architettura rinascimentale nel Lazio, a pochi passi da San Vito Romano.
Fonte: FAI - I Luoghi del Cuore, VisitLazio.
